Inviare denaro a un parente è legale, ma senza cautele può far scattare controlli fiscali o segnalazioni antiriciclaggio.
Inviare un bonifico a un parente è un gesto comune: un aiuto economico, un regalo, un sostegno nei momenti difficili. La legge non impone limiti agli importi trasferibili, ma questo non significa che ogni operazione sia “invisibile” al Fisco. In alcuni casi, infatti, un semplice movimento di denaro può aprire la strada a controlli fiscali o a una segnalazione antiriciclaggio.
Il punto non è il rapporto di parentela, bensì la tracciabilità e la coerenza dell’operazione con il profilo economico delle persone coinvolte. Quando manca una spiegazione chiara, il bonifico può essere interpretato come un reddito non dichiarato, una donazione rilevante o un’operazione sospetta.

Presunzione di reddito non dichiarato
L’Agenzia delle Entrate utilizza l’Anagrafe dei Conti per monitorare le movimentazioni bancarie. Se sul conto arriva una somma senza una giustificazione credibile, può scattare la presunzione che si tratti di reddito imponibile ai fini Irpef.
Per evitare contestazioni è fondamentale usare una causale specifica, che chiarisca la natura dell’operazione: “regalo di compleanno”, “prestito infruttifero”, “contributo spese universitarie”. Una descrizione trasparente riduce drasticamente il rischio di accertamenti.
Donazioni di non modico valore e antiriciclaggio
Quando l’importo è elevato rispetto alle possibilità economiche di chi invia il denaro, il bonifico può configurarsi come donazione di non modico valore. In questi casi la legge richiede un atto notarile con testimoni: senza, la donazione è nulla e può essere contestata dagli eredi. La prassi individua una soglia di attenzione intorno ai 10.000 euro o quando l’operazione incide sensibilmente sul patrimonio del donante.
Sul fronte antiriciclaggio, il provvedimento UIF del 28 marzo 2019 impone alle banche di comunicare le operazioni in contanti pari o superiori a 10.000 euro mensili. Per i bonifici non esiste una soglia automatica, ma gli istituti usano algoritmi per individuare anomalie rispetto al profilo del cliente. Anche importi inferiori possono essere segnalati se appaiono incoerenti o sospetti.
La giurisprudenza riconosce, tuttavia, che i trasferimenti tra parenti stretti rientrano spesso nella solidarietà familiare. La Cassazione (sentenza n. 13122/2022) ha ribadito che i versamenti non documentati sono presunti redditi, ma la prova contraria spetta al contribuente. In linea con questo orientamento, la Corte di Giustizia Tributaria della Puglia (sentenza n. 2760/26 febbraio 2025) ha escluso la natura reddituale di bonifici ricevuti da madre e sorella come aiuto familiare, purché la provenienza sia dimostrabile.